IN PIAZZA SAN GIOVANNI COME SARDINE CONTRO SALVINI

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Di csoa spartaco Sabato 14 dicembre, le Sardine manifesteranno nella capitale, in piazza san Giovanni. Il centro sociale Spartaco parteciperà a questo appuntamento. Abbiamo bisogno di comprendere, attraversare, osservare da vicino con i nostri occhi questo movimento che nel giro di poche settimane è riuscito a mobilitare migliaia di persone in tutta la penisola, riempiendo le piazze di molte città, da nord a sud, da Rimini a Palermo.

Di fronte alla prepotenza e alla brutalità mediatica c’è una risposta che appare superficiale ma non lo è.
Le ragioni sono diverse, proviamo a spiegarle.

Il primo obbiettivo delle proteste delle Sardine è Matteo Salvini, il razzismo, il fascismo e le discriminazioni. Questo è un movimento “ideologico” e ciò è dimostrato dal fatto che, se gli obiettivi dei movimenti tradizionali generalmente sono le forze di governo, questa volta è una forza di opposizione ad essere presa di mira. Questa è la prima anomalia virtuosa (le Sardine sono portatrici di un’ideologia di sinistra positiva). Non nascono da un conflitto economico, da uno scontro di potere, dalla contrapposizione tra diverse forze sociali: le Sardine nascono perché vogliono affermare un’altra visione di società, libera dal razzismo, in cui ogni persona torni ad essere protagonista delle scelte che interessano la cosa pubblica con l’obiettivo di riabilitare nel senso più nobile la parola “politica”.

È un movimento apartitico che cerca il rapporto con la politica perché è cosciente che attraverso di esso è possibile cambiare le cose. Propone un’altra visione della società che rifiuta la logica della meritocrazia, della competizione, che diffida dalle relazioni virtuali e stereotipate, e ciò contribuisce a fare chiarezza là dove si è seminato sistematicamente confusione e isolamento. Con la retorica del “né destra né sinistra”, si è favorita l’avanzata del populismo e delle “facili argomentazioni” che parlano alla pancia delle persone e non generano soluzioni bensì insicurezza, paura e povertà.

È un movimento “italiano”, perché non ha raffronti in altri paesi, ma si inquadra però, all’interno di un movimento più vasto di carattere internazionale che si contrappone ai sovranismi, ai populismi e alle nuove destre.

Le Sardine attaccano Salvini e l’antipolitica professata dai 5 Stelle in questi anni e dai social in genere. Attaccano Salvini, l’abbiamo già detto, da una posizione insolita, e lo attaccano con efficacia. Questo fenomeno, infatti, probabilmente avrà delle ripercussioni sul piano elettorale e della rappresentanza. Con questo non vogliamo intendere che le Sardine debbano candidarsi alla prossima tornata elettorale. Però, forse contribuiranno a catalizzare il voto contro Salvini, a recuperare molti cittadini confusi, a convincere gli indecisi che il sovranismo è un male, costruendo un ambito largo, laico, pacifico e determinato da cui sia possibile opporsi anche a una possibile vittoria della Lega, facendo sì che questa vittoria non sia sproporzionata e irrecuperabile. Chi vince le elezioni, infatti, poi decide tutto (o quasi). Per questo il movimento delle Sardine è efficace, perché contrasta la possibile affermazione di un governo sovranista e reazionario come quello immaginato da Salvini.

Inoltre, attraverso il risveglio della partecipazione di migliaia di cittadini (le immagini delle piazze stracolme parlano da sole), tale movimento contrasta il ruolo negativo svolto dal 5MS con la sua esaltazione dell’antipolitica, elemento che ha causato e favorito a sua volta l’affermazione di Salvini. Contrasta il senso di solitudine e di sfiducia nei confronti della politica dal basso, sprigiona nuovo entusiasmo e protagonismo diffuso. Le Sardine sono uno strumento di protesta alla portata di tutti, e questo è un punto di merito e di grande potenzialità perché hanno messo tutti nelle condizioni di esprimere il proprio dissenso senza pericoli e vergogne. Le Sardine sono riuscite a suscitare una presa di parola forte e una grande partecipazione in prima persona contro la Lega, lì dove negli ultimi anni i movimenti antagonisti non ci sono riusciti, perché incapaci di allargare abbastanza la loro influenza alla società civile e democratica.
Come si contrasta l’ondata nera? Non a partire dalla propria specificità, sarebbe impossibile e fallimentare, ma all’interno di un movimento inclusivo, meticcio e plurale, con umiltà.

Altra questione, invece, è il ruolo dei partiti. è vero che le Sardine sono nate a bologna, città capoluogo dell’Emilia-Romagna, regione dove a breve si terranno le elezioni (importanti anche per il futuro del governo nazionale). È probabile che nel processo iniziale di mobilitazione, le forze del centrosinistra in particolare il Pd, saranno state pure propulsive… È innegabile, però, che dallo spunto iniziale si è andati oltre, come dimostra il vasto dibattito pubblico che si è sviluppato in questi giorni, vivo anche negli ambienti popolari e soprattutto nelle piazze del Sud Italia dove c’è grande interesse, attrazione e coinvolgimento. È vero, c’è sempre il rischio che i partiti mettano il cappello a questo movimento, ma per ora non è stato così. I partiti non devono appropriarsi di questo movimento ma lo devono, al limite, ascoltare. La composizione di queste piazze è variegata e questo rappresenta una ricchezza. Questo popolo della sinistra non è più quello di una volta, ma il DNA è sempre lo stesso (le Sardine cantano Bella Ciao, a squarciagola). Chi non se ne accorge rischia di remargli contro portando acqua, paradossalmente, proprio al mulino di Salvini e della Meloni.

Altro punto di forza di questo movimento è la simbologia, capace di facilitare la mobilitazione di un’identità diversa, tutta da costruire. Abbiamo bisogno di una narrazione forte e alternativa rispetto alle menzogne e alle bugie del populismo di Salvini, idee progressiste, basate sull’equità e la solidarietà. È qui che forse sta la sfida. Arricchire di contenuti questo ambito (ad esempio col tema della cittadinanza, dello Ius Soli e Ius Culturae), senza sovra determinarlo, ed essere allo stesso tempo arricchiti da quest’ ultimo. Non è un movimento tradizionale, abbiamo tutti da capire e sperimentare, come è accaduto per Non una di Meno e Fridays for Future (a questo punto manca, per chiudere il cerchio, un movimento forte sul tema della redistribuzione della ricchezza, che sappia imporre nell’agenda politica questioni come la patrimoniale e la tassazione della grande finanza).

Altro aspetto determinante è il suo carattere pacifico e per questo democratico e includente. Protestare contro il sovranismo vuol dire lottare contro le guerre, per la difesa della pace, perché l’esito diretto delle politiche sovraniste non è nient’ altro che la guerra. Essere pacifici non significa non essere radicali. Questo è un mito da sfatare. Quello che abbiamo di fronte non è un movimento edonista, radical chic, fatto di sole chiacchiere. È con la gentilezza che le Sardine esprimono la loro radicalità. Non hanno mai usato la violenza per attaccare, ma è certo che se attaccate sapranno difendersi. La radicalità, infatti, non sta nell’attaccare per primi, ma nel sapersi difendere se attaccati. Come succede per i Gilet Junes in Francia e per i movimenti in molti altri casi.

A noi spetterà il compito di farci i conti, attraversare e contribuire, e ciò che facciamo gradualmente nel nostro agire già può essere molto…
Ci sentiamo già un po’ Sardine se non altro perché quando si presenta una forza popolare e antifascista in piazza abbocchiamo sempre come pesciolini affamati di “voglia di cambiamento”.
Per questo il 14 dicembre saremo in piazza a portare con umiltà il nostro contributo.

Sardine di Roma

 

 

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